YouTube – We Are The Ones Song by will.i.am – Obama

7 05 2009




Il referendum, il paese ed io

25 04 2009

Questo giugno, probabilmente il 21, saremo chiamati a votare per un referendum parzialmente abrogativo dell’attuale legge elettorale che il suo estensore ha definito in una famosa intervista di Enrico Mentana a Matrix come “una porcata”.

Il referendum elettorale si sarebbe dovuto celebrare nella primavera del 2008 ma lo scioglimenti delle camere e l’indizione di nuove elezioni politica, come previsto dalla legge, l’aveva fatto scivolare di un anno.

Il referendum è composto da 3 quesiti come riassunto in questa tabella:

tre_quesiti2047_imgjpgIl primo ed il secondo quesito quindi spostano il premio di maggioranza alla lista elettorale più votata mentre il terzo elimina la possibilità di candidarsi in più regioni contemporaneamente.

Il premio di maggioranza quindi viene dato a quella lista che si è presentata alle elezioni che ottiene più voti su riparto nazionale per la camera e su riparto regionale per il senato. Questo schema, per quanto non curi il vulnus della liste bloccate, è propriamente bipolare incoraggia infatti le forze politiche a creare piattaforme plurali per ottenere la maggioranza per poi raggiunte le Camere organizzarsi in gruppi parlamentari.

Nella pratica questo significa che per avere possibilità di vincere gli attori politici che sostengono una piattaforma comune dovrebbero cercare una sintesi sia in termini di candidature che in termini di programma com’era stato praticato nella composizione delle candidature uninominali del mattarellum.

E’ anche vero che basterebbe una lista del 26 % per ottenere la maggioranza assoluta in parlamento ma questa è un ipotesi accademica che non tiene conto della spinta aggregativa di forza che questo sistema garantirebbe. Per questo motivo ne sostengo il valore bipolare in un momento in cui questo è messo in difficoltà da nostalgici del proporzionale che nella ricerca di una funzione di influenza decisiva dimenticano l’oggettiva difficoltà di portare a termine una legislatura.

Tra le critiche che sento più spesso ce ne sono due ricorrenti che cerco di sintetizzare e di dare una personale risposta:

1. L’aiuto a Berlusconi

vauro_berlusca_napoleone_2006Costruire una legge elettorale che premi una lista in un momento in cui nel paese esiste una forza, il PDL, che ha saputo accentrare i suoi consensi  nella misura del 42% secondo un sondaggio dell’istituto ISPO s.r.l. del 14/4/2009 significa garantire la vittoria a Berlusconi? Ritengo che anche in questo caso si parli per situazioni che non ci sono, per adynaton, che se sottoposti ad un nuovo quadro elettorale non necessariamente è replicabile la debacle assoluta di un intero polo.

Personalmente ritengo invece vero il contrario che è stata proprio l’idea dell’autosufficienza ad indebolire l’idea del centrosinistra che viveva, ammettiamolo, di un vigoroso dibattito interno costretto ad una mediazione continua che in democrazia è un valore.

2.Una migliore legge in parlamento

L’altro appunto è che in un buon passaggio parlamentare si potrebbe costruire una legge migliore. Questa affermazione è assolutamente vera, com’era vero che mezz’ora prima di Morire Lapalisse era vivo. Il parlamento gode certamente dell’iniziativa legislativa eppure è un fatto che dal giorno in cui la legge elettorale firmata da Calderoli è entrata in vigore non è stata toccata, anzi si potrebbe anche sostenere che l’unico motivo di dibattito sull’attuale legge elettorale sia nato proprio in funzione di questo referendum e che senza questa consultazione non solo rimarrebbe lì per sempre essendo in fondo di per se stessa “comoda”.

Il referendum è fissato, 821000 persone l’hanno chiesto con la loro firma e spetta a noi  rendere il cambiamento possibile.

Io sono felice di poter fare la mia parte nel comitato referendario nazionale e farò quanto potrò perchè il risultato sia raggiunto.





Mal Comune nessun gaudio

9 03 2009

a Federazione Nazionale della Stampa Italianacomunica:

“Mal comune… niente gaudio. Con questo slogan le donne dei sindacati vogliono denunciare , in occasione dell’ 8 marzo, una realtà innegabile: neanche la crisi economica è uguale per tutti. La disoccupazione colpisce le donne, ancora più degli uomini, mentre il differenziale salariale aggrava lo stato delle cose.

La Commissione Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Cgil, Cisl, Uil e Ugl lanciano un’iniziativa unitaria per segnalare questa disparità costante e crescente e sostenere la necessità di una mobilitazione delle donne e del mondo del lavoro.

Le iniziative già avviate – una lettera in merito al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la richiesta di audizioni parlamentari – e quelle future, e i contenuti approfonditi di una ricerca sulla disparità salariale tra donne e uomini in Italia saranno illustrati in una conferenza stampa dalle rappresentanti di tutte le sigle sindacali lunedì 9 marzo 2009 alle 15 presso la Federazione Nazionale della Stampa, corso Vittorio Emanuele 349, Roma”.





Appello per la democrazia

21 01 2009

Tutto il mondo guarda con ammirazione alla straordinaria capacità di rinnovamento della società americana, al grande esempio di democrazia offerto dalle primarie e dal civilissimo confronto tra i candidati alla Casa Bianca. Il carattere, la storia, la cultura di quella società sono stati determinanti. Ma nulla sarebbe stato possibile se la vita pubblica degli Stati Uniti non fosse basata su alcune regole fondamentali, che ne fanno una democrazia aperta, incompatibile con qualunque chiusura dall’alto.

Queste regole sono innanzitutto:

1) le primarie, che affidano ai cittadini la scelta di ogni candidatura;

2) il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore;

3) la scelta popolare del governo;

4) il bipartitismo,  che porta chiarezza e stabilità;

5) la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni.

Noi siamo invece  impantanati in una transizione infinita che ha condotto a un Parlamento nominato dai capipartito. E le dichiarazioni di chi vuole imitare Barack Obama rendono ancora più evidente la distanza. Perché da noi non nascerà alcun Obama e non vedremo grandi cambiamenti se non rompiamo gli schemi che ingessano la politica.

Nel momento in cui, per uscire dalla transizione, si guarda a grandi modelli, noi proponiamo di assumere come punto di riferimento proprio la  democrazia americana, perché crediamo che sia la strada giusta per rinnovare davvero la nostra vita pubblica. E’ una convinzione che accomuna già una larga parte degli italiani. E noi, come liberi cittadini, vogliamo dar voce insieme a loro a questa grande speranza  di cambiamento.





Checksum

31 12 2008

Che tradotto letteralmente significa somma di controllo. Quella di chiudere l’anno che finisce con una sorta di resoconto sembra essere un’abitudine molto diffusa nel mondo dei blog, ma ad essere onesti il registrare lo stato delle cose è una tendenza di tutti gli essere umani, almeno quelli dotati di anima pensante.

Il 2008 ha visto passare sotto i suoi ponti eventi che dovrebbero riempire migliaia di byte di scrittura e che inevitabilmente non troverebbero qui  il giusto spazio per essere ricordati. Ho scritto molto meno dal mio rientro estivo ed in parte questo è dovuto alla mia attività lavorativa che si è rivelata molto più intensa di come mi potessi aspettare e che continua non solo a darmi soddisfazioni ma a lasciare dentro di me pensieri, ragionamenti ed insegnamenti. Una gavetta, spero di poterla definire così, giusta ed avvincente.

E’ stato un anno doloroso per molti aspetti, la caduta del secondo governo Prodi primo segnale che la nostra classe dirigente deve chiarire a se stessa e a noi che ruolo intende avere nella storia del nostro paese perché l’assenza della proposta da fare al paese ed al partito è divenuta sensibile come una vertigine nei mesi che sono venuti. 

Gli errori della classe dirigente anche se con un costo doloroso sono serviti, almeno a me, a comprendere come oggi nel centrosinistra ci sia la necessità di un movimento di passione ed insieme di ingegno per poter disegnare su un foglio bianco quello che non vogliamo dimenticare al costo del conflitto.

Il reboot di un sistema politico è infatti impossibile, non sono carte messe in pila e l’analogia puo’ finire qui. Servono attori di passaggio che sacrifichino se stessi per rendere possibile l’autentica transizione tra un momento e l’altro, come sarebbero dovuti essere i nostri costituenti e come lo furono i costituenti che forgiarono la nostra costituzione repubblicana.

La vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti è per gli Stati Uniti un momento straordinario che ci mostra una storia in movimento, spinta da individui e volontari. Ho seguito ed amato la corsa di quest’uomo ed è stato intorno al tema dell’audacia della speranza che ho ripreso a voler partecipare alla vita politica ma vederlo mostrato come un successo della nostra democrazia mi avvilisce e le ragioni sono talmente chiare che non meritano di essere discusse.

La mia sconfitta elettorale, grande maestra di politica, non mi ha piegato ed anzi mi ha mostrato le debolezze di alcuni aspetti del mio essere persona politica come il contatto diretto con le persone, la ricerca del consenso e tutte quelle barriere culturali che ognuno di noi porta dentro di se ma che devono essere oggetto di un lavoro personale se si vuole veramente essere uomini della Repubblica.

C’è molto da fare in questo 2009, il problema è che non sappiamo come farlo e non siamo obbligati a farlo ed il rischio di ripetere quest’affermazione tra 365 giorni è forte. 

Di affettività ed amicizie non ne scriverò qui ma cercherò di darne prova nel mio vivere.

A tutti voi dico solo 

Keep your eyes on the prize





Documento approvato dall’assemblea di Roma (corsivo mio)

15 12 2008

Un PD aperto e radicato per tornare al governo di Roma

 

Sono trascorsi più di sei mesi dalla sconfitta elettorale e siamo già nel pieno di una nuova fase politica. Da un lato un Governo che con le proprie scelte tenta di consolidare un blocco di consenso, muovendosi a proprio agio in un paese disorientato con un’opinione pubblica sempre più desertificata che sembra immedesimarsi nei messaggi identitari che la destra le offre: la paura e il “decisionismo” come rifugio ad un ansia di certezze. Da un altro le crescenti mobilitazioni del mondo della scuola, dell’università e del lavoro contro le politiche del Governo Berlusconi, lo straordinario e rinnovato protagonismo di migliaia di giovani a difesa di un’idea di futuro, la grave crisi economica e sociale che attanaglia le famiglie, i lavoratori e le imprese.

 

Dobbiamo svelare la contraddizione che già emerge e che si disvelerà in modo crescente nei prossimi mesi e anni. Cioè l’idea di Italia che ci offre la destra. Un Paese sempre meno competitivo a scala internazionale e sempre più marginale. Un Paese con istituzioni deboli, uno spirito civico fortemente intaccato, in preda alle corporazioni ed un intollerabile immobilismo sociale. Un Paese con un tessuto sociale logorato che alimenta povertà, disuguaglianze e solitudine. Dobbiamo dimostrare che la paura non è la risposta. Ma non basta. Dobbiamo fare della proposta per un Italia nuova e giusta il cuore della battaglia politica e culturale del PD. Questa è la sfida per il nostro Partito. Il PD è nato con questa ambizione: ricostruire la speranza di un cambiamento centrata su di una nuova idea e una visione del Paese e rinsaldare la fiducia nella politica attraverso un partito nuovo, popolare e radicato nella società. Questo Partito Democratico è ora più che mai necessario.

 

In questi mesi talvolta abbiamo avvertito la distanza tra il Partito e un dibattito nazionale troppo autoreferenziale. Ora la ridefinizione all’interno del Partito delle sedi di confronto e discussione e la scelta di convocare dopo le elezioni europee, il congresso ci consegna un orizzonte certo. L’esito straordinario della manifestazione del 25 ottobre a Roma sta lì a testimoniarci un messaggio di fiducia e di una missione alla quale tutti insieme dobbiamo assolvere al meglio.

 

Abbiamo bisogno di una scossa anche a Roma. La sconfitta elettorale si è dimostrata ancor più drammatica e lacerante, nonché ancora più complessa nella sua lettura politica in considerazione della straordinaria vittoria in controtendenza registrata alla Provincia di Roma con Nicola Zingaretti. Abbiamo pagato lo scotto di una discussione sulle ragioni della sconfitta poco approfondita che non ci ha consentito di comprendere meglio, di metabolizzare ed infine di voltare pagina. Ora dobbiamo ripartire. Da un alto emerge con un’urgenza la necessità di definire un progetto e una linea di opposizione alla Giunta Alemanno da offrire alla città. Non ci sono scorciatoie o tatticismi. Dobbiamo affrontare in campo aperto la destra. Senza smarrire la nostra funzione riformista, va contrastata con determinazione l’iniziativa di una destra che offre alla città una guida incerta e ideologica, con una classe dirigente del tutto inadeguata a partire dal Sindaco Alemanno. Dall’altra dobbiamo rapidamente aprire il cantiere delle idee per Roma e trasformarlo rapidamente in un florido terreno di confronto e partecipazione con la città. L’esperienza al governo della città rappresenta uno straordinario patrimonio di relazioni vive. Dobbiamo rivendicarla tanto più dinanzi al dichiarato progetto della destra di smantellamento ideologico e di rimozione culturale degli anni di governo del centrosinistra.

 

Torniamo serenamente a riflettere su Roma: sulle sue ansie e inquietudini generate da crescenti fratture sociali ed economiche, sui problemi ingenerati dalle trasformazioni urbanistiche e sociali, sui processi di ristrutturazione industriale e produttiva della città. Si tratta di un lavoro ambizioso e coraggioso. Non tanto per la paura di sottacere limiti o responsabilità di taluni. Quanto per la sfida di far emergere con nettezza, anche attraverso una nuova cultura politica, un progetto che riunisca territori, corpi sociali, interessi attorno ad una nuova visione della città, un’idea politica. In altre parole la sfida di un elaborazione che rappresenti il perno di una vasta opera di alleanze politiche, sociali e culturali. Una nuova articolazione dell’opposizione in città deve saldarsi ancora più strettamente da un lato con l’iniziativa politica di Nicola Zingaretti alla Provincia di Roma e con l’azione di opposizione del gruppo comunale; dall’altro con l’azione di risanamento e rilancio della Regione Lazio ad opera di Piero Marrazzo e della sua maggioranza. Senza dimenticare gli undici municipi nei quali governiamo con il centrosinistra e gli otto nei quali siamo forza d’opposizione.

 

Farsi popolo attraverso un intelligente e rinnovato disegno di radicamento sociale del PD.

L’elezione di Roberto Morassut alla segreteria regionale del PD riconsegna al Partito una guida certa e autorevole. Il PD di Roma dispone delle energie e delle intelligenze per guidare una riscossa. Tali forze non vanno sterilizzare ma incanalate in una iniziativa politica quotidiana che dia nerbo e struttura al Partito in città.  Dobbiamo ricostruire sedi di discussione certe, restituire legittimità agli organi di direzione politica. Dobbiamo completare e rilanciare la struttura organizzativa del PD centrata sui circoli territoriali e aziendali, sostenendone finanziariamente la gestione e le attività, favorendone un sempre più diffuso coinvolgimento nel meccanismo di formazione delle decisioni del Partito: con l’allargamento dell’assemblea di Roma ai coordinatori di circolo e l’istituzionalizzazione dell’assemblea dei circoli e la costituzione di coordinamenti tematici, forum e incarichi di lavoro a partire dai temi su cui appare più urgente una ripresa dell’iniziativa politica del PD: dalla scuola all’università, dal sociale all’urbanistica; con l’istituzione entro febbraio dei coordinamenti municipali, come luoghi autonomi di direzione politica locale e di collegamento con il Coordinamento di Roma.

Non possiamo non tenere conto del dibattito in corso sia a livello nazionale che locale sui meccanismi di selezione delle classi dirigenti. Sebbene l’Assemblea Costituente Regionale sia la sede deputata ad assumere ogni decisione in merito, auspichiamo che la consultazione degli iscritti divenga l’orientamento prevalente per l’elezione dei coordinatori provinciali e così sia inserito nello Statuto regionale.

 

Il PD di Roma ha un bisogno vitale di dotarsi di un gruppo dirigente plurale, unito e solidale che unitamente a tutte le articolazioni del Partito, si faccia interprete di questa nuova fase politica. Un gruppo dirigente rinnovato ma autorevole che la città riconosca quale interlocutore. Il lavoro condotto in questi mesi dal gruppo dirigente di Roma va consolidato e rilanciato su basi nuove, e attorno al coordinatore Riccardo Milana bisognerà forgiare il nuovo gruppo dirigente del Partito di Roma che, dovrà accompagnare la fase di costruzione del PD nella nostra città e la guida dell’opposizione ad Alemanno, conducendo il Partito al suo primo congresso nazionale.





Beta pensiero

12 12 2008

Dove sono finito? come mai non scrivo regolarmente? Perchè è un brutto difetto ed una mancanza innanzitutto.

In secondo luogo perché mi impegno molto nelle cose che faccio e dedico tempo all’elaborazione e poco alla riflessione della quale ammetto però di sentire mancanza. Vi saluto affidandovi le immagini di quanto sto facendo in questo periodo:





Partenze

17 11 2008

Un caro amico oggi, prima di levare l’ancora verso il Regno Unito ha condiviso con me un pasto, scambiando come sempre pensieri, accrescendo la mia comprensione del mondo e di ciò che lo compone. Ancora una volta scrivo di un eccezione in un blog nato per parlare di politica, ma questo non sfugge alla ragione politica che si puo’ trovare nel vedere partire dall’Italia per un buon lavoro oltre manica un uomo capace che avrebbe potuto se le condizioni fossero state diverse costruire la fortuna sua e degli altri in Italia. Buon Viaggio

 

Ancora qui, Laerte?… A bordo, a bordo!

Il vento s’è già assiso da padrone
in cima alla tua vela, e là t’aspettano.
Va’, figlio, con la mia benedizione,
e imprimiti a caratteri di stampa
nella tua mente queste poche regole: 
mai non prestare lingua ai tuoi pensieri,
mai prestar mano a pensieri avventati;
gli amici di provata fedeltà
aggràppateli saldamente al cuore
con uncini d’acciaio; ma sta’ attento
a non scaldarti il cavo delle mani
trattenendovi nuovi uccelli implumi
schiusi appena dal guscio.
Guàrdati dal mischiarti in tafferugli,
ma se t’accada d’esservi coinvolto,
agisci in modo che il tuo contendente
abbia a guardarsi bene dai tuoi colpi.
A tutti porgi orecchio, a pochi voce.
Accogli sempre l’opinione altrui,
ma pensa a modo tuo. Il tuo vestire,
per quanto può permetterti la borsa,
sia di buon prezzo, ma non stravagante;
ricercato, ma non troppo fastoso,
ché l’abito rivela spesso l’uomo,
e in Francia le persone di buon ceto
sono assai ricercate nel vestire
ed hanno classe, specialmente in questo.
Non chiedere né dar danaro in prestito:
col prestito si perde, molto spesso,
il danaro e l’amico, e il fare debiti
ottunde il senso della parsimonia.
Ma soprattutto tieni questo in mente:
sii sempre, e resta, fedele a te stesso;
ne seguirà, come la notte al giorno,
che non sarai sleale con nessuno.
Addio, figlio. La mia benedizione
trapianti e faccia maturare in te
questi pochi precetti di tuo padre.





Tracciando una linea

14 11 2008

quantum_computing_internet_3Quando si solleva la penna dal foglio non è raro distrarsi, sentire un rumore nel corridoio, oppure rispondere al telefono. Talvolta i propri pensieri subiscono interferenze non troppo differenti da quelle intercettate per errore mentre si è al volante lungo l’autostrada. Lo scrivere, ed il racconto vivono di una forma mentale agile simile all’abitudine e come un muscolo deve essere reso atletico ed allenato. Io a questo impegno mi sono sottratto, certo non volutamente, ma all’interno di un senso di pigrizia ho tralasciato questo diario di bordo.

Da quando non scrivo regolarmente diversi avvenimenti hanno tracciato gli avvenimenti di questo inizio di secolo. Barack Obama è stato eletto nella notte del 4 novembre come presidente degli Stati Uniti d’America. Questo corsa iniziata meno di 2 anni fa finalmente è giunta al termine e le analisi da fare sarebbero, o almeno dovrebbero essere, lunghe e complesse. 

Ne leggo molte di queste analisi poche riescono ad interessarmi veramente e piuttosto certi acrobatismi politici della Palin la cui affermazione di voler correre nel 2012, tentativo di rimanere a galla, viene presa sul serio mi dimostra che la spettacolarizzazione piatta dei nostri media è un limite che non riusciamo a superare.

Per quanto riguarda me il mio silenzio nella scrittura oltre ad una tendinite a quel muscolo mentale di cui parlavo è anche dovuta alla mia attività quotidiana come collaboratore parlamentare che insieme a grandi soddisfazioni mi ha richiesto e richiede un numero non marginale di risorse fisiche e mentali. Ora devo solo riallenarmi, ricominciare ad utilizzare questo strumento.





-5 to go

29 10 2008