La libertà di una piazza

10 07 2008

Martedi 8 Luglio io ero in piazza Navona a Roma a esprimere il mio profondo dissenso, come cittadino della repubblica, contro quanto questo sta realizzando per la giustizia di questo paese, per l’Italia. Ho aderito senza nessun imbarazzo, e continuo ad essere serenamente convinto delle motivazioni che non sento in contraddizione con il mio essere componente del Partito Democratico. Se devo provare un senso di timidezza lo sento per i toni che una manifestazione, la cui organizzazione è stata segnata dalla libertà di espressione e dal rispetto nei confronti delle istituzioni debba essere travisata, tradotta e piegata all’esigenza politica di chi ha deciso di non partecipare, di non esserci.

La libertà di espressione è una materia che nel tempo che osserviamo svolgersi sotto i nostri occhi diviene progressivamente meno semplice a causa di un falso e presuntuoso moralismo che si è diffuso tra i grandi esponenti della società italiana e che tristemente come una dolorosa malattia investe anche i singoli cittadini.

Ognuno in democrazia si assume la responsabilità delle sue espressioni e questo sta agli individui che noi dobbiamo tutelare permettendo la libera espressione. Il segno di una manifestazione, ritengo, è dato non da cosa viene detto da chi interviene ma dalla linea costruita per poterla organizzare. Questa corsa al facile giudizio, sembra la strategia di un fallimentare arrocco.

Questa nostra libertà perde pezzi.





Sbagliato strada

23 06 2008

Venerdi 21 a Roma è avvenuto un fatto strano: per una serie di errori sono andato nel luogo sbagliato confondendo clamorosamente indirizzo o orario. Mi consola pensare che non ho commesso questo errore da solo ma insieme all’incirca a quasi altre mille persone di cui ben 800 delegati a dimostrazione che non era facile andare nel luogo della convocazione dell’assemblea nazionale del partito democratico.

Gli elementi per capire che non ero nel posto giusto erano in realtà evidenti a partire dalla scarsa presenza di persone in sala. Pensate che cosa incredibile: anche i nostri dirigenti erano finiti in quella specie di labirinto della nuova fiera di roma dove si è consumata una giornata intima. Veltroni ha letto sui fedeli prompter un intervento che somigliava ad una relazione, che situazione di imbarazzo leggere una cosa che non è quella che voleva. E’ evidente che la relazione in cui analizzava la sconfitta e ne prendeva atto annunciando un ritorno allo spirito del 14 ottobre era stata mandata all’assemblea giusta, quella che ci aspettavamo, un peccato perchè avrei voluto sentirla ma come direbbe lui the show must go on.

Ci siamo confusi, abbiamo tutti sbagliato strada e posto, ma non ce ne siamo accorti subito. E’ chiaro che nello sconcerto e nel caldo la facente funzioni di presidente si è, pensate, confusa invertendo alcune caratteristiche dello statuto dell’assemblea nazionale. Mario Lettieri si era alzato raggiungendo il microfono provando a rompere questo clima da prove generali chiedendo una verifica del numero legale previsto dallo statuto ricevendo questa risposta

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“I delegati… ovviamente lo sapremo nel momento in cui dovremo procedere, non in questa votazione per la
quale non è previsto un quorum, bensì alla votazione che riguarda la composizione della direzione nazionale. In quel caso ovviamente la presidenza comunicherà all’assemblea qual’e’ il numero dei registrati anche perchè non tutti si sono registrati. Io e Soro, per esempio, non ci siamo ancora registrati e quindi approfitteremo di questa pausa per farlo”

Lettieri si era evidentemente confuso con l’altra assemblea costituente, quella democratica per intenderci, che si stava celebrando chissa dove.

In ogni caso abbiamo optato per una sospensione dell’incredulità ed abbiamo svolto tutta un assemblea, o assemblea ombra, il problema tornando a casa è che ho realizzato che anche i giornalisti si dovevano essere sbagliati e nella distrazione parlavano di quella della nuova fiera di roma come quella vera.





Assemblea Nazionale del 20-21 giugno

19 06 2008

Io agli ordini del giorno ci sono affezionato ai picnic meno. Per questo motivo vedendo l’ordine del giorno, e badate bene non il programma dei lavori, pubblicato sul sito del Partito Democratico non posso non pensare che quella che si andrà a celebrare domani e dopodomani sarà un luogo svuotato dei suoi poteri e delle sue funzioni. Non è sufficiente per adempiere all’impianto del partito fare velocemente in un luogo spazioso un incontro. Se si decidere si tratta, e visti i poteri dell’assemblea sarebbe il caso, bisognerebbe avere chiari i meccanismi di candidatura agli organi del partito. Si parla, e si è parlato molto della mozione di Rosy Bindi che se magari fosse stata diffusa con qualche giorno di anticipo ci si sarebbe potuto ragionare e dibattere sul merito e sul metodo.

I giornali sono impietosi, fanno bene oggi cosi come avrebbero fatto bene un anno fa quando si parlava di primarie, e riferiscono di manuali cencelli ed equilibri millimetrici. Non è fonte di disagio pensare agli equilibri in termini millimetri? io che faccio fatica a non perdere il baricentro delle mie idee a pensare a questi molock enormi con geometrie euclidee mi sento disorientato.

Cosi domani a sentire questo messale ci vado, poco convinto di assistere a novità. Immagino la proposta del segretario di un complesso sistema di nomi a ricoprire le cariche, quasi unanimità e qualche voto contro (il pudore che brutta bestia).

Anche se un pic nic domani…





Assemblea regionale del PD Lazio

17 06 2008

Per chi di voi non avesse il lusso di poter leggere le agenzie stampa vi informo che è stato annunciato ieri che la prossima assemblea regionale del PD dovrebbe tenersi il 9 e 10 luglio.
Si legge anche che il nuovo segretario verrà eletto a maggioranza assoluta, qualora non si raggiunga questo risultato entro tre votazioni si procederà all’organizzazione di primarie aperte ai cittadini.





La nuvola di Steve

11 06 2008

Alla conferenza degli sviluppatori Apple di San Francisco, lunedi 10 giugno 2008 Steve Jobs, personaggio dai tratti messianici che più di altri ha svolto un ruolo chiave nel trasformare la nostra quotidianità tramite la tecnologia, ha presentato la seconda serie di Iphone.

Simile alla prima per quanto riguarda l’hardware senza nessun importante modifica, come ad esempio il processore che rimane lo stesso, rinvigoriti invece diversi accessori come l’aggiunta di un gps integrato. Fondamentale l’aspetto software che tramite il passaggio alla versione 2.0 si irrobustisce la compatibilità con le reti di sicurezza aziendali e con gli ineludibili server Microsoft Exchange.

La rivoluzione, tuttavia, a mio parere è legata a Mobileme. Un servizio che cambierà in modo copernicano il rapporto che abbiamo con la nostra vita digitale, ridando forma al nostro corpo elettronico che per anni tramite la crescente capacità di ogni gadget aveva spezzato le nostre informazioni su diversi dispositivi. 

Il faticoso esercizio di sincronizzazione diventerà un passaggio automatico, insieme alla semplificazione della connessione tra rete cellulare e internet.

Il server della Apple, una sorta di microsoft exchange socialdemocratico, che è stato definito server nuvola manterrà in modo persistente cognizione del IP di ogni postazione mac, iscritta al servizio, connessa in rete e gestirà il flusso dati. Sincronizzando istantaneamente, ad ogni connessione, la nostra informatica. 

Per chi come me si considera un mac-evangelist non è che il naturale passaggio di un processo di organizzazione dell’I-Life che negli ultimi 15 anni jobs ha iniziato a costruire e che ha sempre mantenuto al centro, o alla testa, la postazione domestica. A differenza degli approcci al mercato di molte società la apple ed il suo think different stanno iniziando una nuova fase nel nostro rapporto con la rete. 

E per concludere questa mia apparente digressione dalla politica vi ricordo che: “Mac is a state of mind”





Il cliente elettore

9 06 2008

Quando il tempio diventa un mercato , anche i cattolici lo sanno, il problema è grave e merita reazioni. Per questo trovo preoccupante nel dibattito politico l’affermare che il popolo ha sempre ragione, argomentazione che sappiamo essere fuorviante e pericolosa, troppo simile a quella famosa del cliente che detiene la ragione, e peggio che un governo legittimato dal popolo commetta azioni incontrovertibilmente giuste.

Non riesco ad immaginare una forma stato dove il governo è sempre popolare, sintomo generalmente che le politiche adottate sono assolutamente inefficaci, perchè è insita nella democrazia un grado di insoddisfazione per le policies, ad esempio, di risanamento.

Lo ha accennato Fassino nel suo intervento il giorno dell’insediamento del governo, lo ha riproposto Livia Turco sabato quando ha asserito che la sconfitta nasceva da un governo che non era più maggioranza nel paese, e continuamo a non svolgere un progetto alternativo di paese.

Il popolo non sceglie il meglio ma è sua la funzione di legittimazione del governo e delle istituzioni, su questo che si basa la democrazia. Sostenere il contrario equivale a cercare una compassionevole pacca sulla spalla da questo grosso omone un po’ fesso ed iracondo che chiamiamo Joe Popolo.





La forza è con lui

4 06 2008

Dopo Bazarov e dopo George Lucas insieme alle ultime due tappe delle primarie dovrebbe dirsi conclusa la lunga ed estenuante corsa dei due candidati alla nomination del partito Democratico americano. Obama nelle ultime due primarie ha raggiunto la soglia dei 2118 delegati che gli assicurano il formale passaggio nella convention di Denver che sancirà il nome del candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

Barack Obama in meno di un anno dalla sua uscita alla ribalta si è trasformato da giovane senatore dello stato dell’Illinois nel candidato più forte e credibile per combattere la sfida politica del 2008, le elezioni presidenziali scalzando i Clinton che sembravano aver già dal primo giorno messo al sicuro 8 nuovi anni di presidenza.

Uso il condizionale nel consegnare, da questo blog che è nato sostenendolo, la nomination a Barack Obama perché continuiamo a scrivere pagine nuove nella storia del meccanismo delle primarie e dei passaggi formali che determineranno il candidato del partito democratico.

Raramente le primarie USA si erano protratte fino a questo con una forbice concretamente esigua di delegati per l’uno o per l’altro candidato. E’ necessario ricordare come il partito democratico avrà un numero considerevole di super delegati quindi non eletti ma membri di diritto dell’assemblea (una cosa che sembra ricordare il nostro PD) ancora non orientati che potrebbero votare la Clinton non tanto per farla vincere ma per indebolire Obama per il quale si è aperta una fase difficile, ancora più difficile: riunire compattamente il partito alle sue spalle.

Rimaniamo ora ancora con il fiato sospeso sul ticket che è ancora in discussione ed è tutt’altro che scontato. Hillary è stata un candidato sicuramente troppo aggressivo e old style mentre Obama ha cercato di differenziarsi il più possibile nei toni più che nei temi. Il Dream ticket rischia di essere il peggiore errore di questa campagna, un segno inequivocabile di incertezza tra il nuovo e il vecchio. Errore anche questo già vissuto da noi.

Noi e loro. Del partito democratico made in USA nessuno capisce quasi nulla e tutti ne parlano. Il partito democratico non è una macchina elettorale anche se l’alto numero delle cariche ed i continui momenti di campagna elettorale sembrano definirlo cosi. Il partito democratico ha nei suoi modi interni e nelle sue strutture in maniera endemica la divisione dei poteri. I membri che corrono per gli incarichi legislativi si comportano con una certa attitudine di fronte le issues rispetto a come si comportano le persone con incarichi esecutivi. Non è raro che una casa bianca democratica si sia scontrata con un congresso democratico. E se la vittoria sarà possibile per i democrats sarà in larga parte per la piccola rivoluzione di Howard Dean e della sua strategia dei cinquanta stati, cosa che se qualcuno da noi imparasse o studiasse non farebbe nessun danno.

Veltronismo e Obamismo

Due cose diverse unite dalla novità e da un’idea della mitologia kennediana delle nuova frontiera democratica e dalla mistica dell’impegno. Del leader come incarnazione degli aspetti migliori della società che vuole rappresentare insieme con una sorta di riscatto della cultura POP, svalutata troppo spesso dagli intellettuali e di conseguenza dal ceto politico. La diversità, che è ciò che più conta, segna la sconfitta del Veltroni e della difficoltà del nostro PD al quale manca un Howard Dean è proprio nella sola vicinanza delle condizioni dei due uomini e nella lontananza rispetto al protagonismo diffuso del nuovo corso democratico americano che si può leggere il nostro crollo. Il nostro PD e la nostra campagna elettorale, dalle primarie in poi sono state la corsa di singoli sui quali catapultare le nostre attese nella speranza che non solo potessero incarnarle ma al pari di uno schermo potessero nascondere tutto quanto di vecchio da noi era rimasto.

Veltroni si è fatto carico di un assolo durato mesi mentre il mondo insieme alla normalità e al desiderio di nuova solidarietà sociale, quell’e pluribus unum, chiedeva partecipazione in prima persona in qualità di attori principali. Lo chiedevano i quadri, lo chiedevano gli attivisti ed i cittadini che per qualche ragione a me sconosciuta non entrano nei partiti. La mia forza siete voi, ha ripetuto ossessivamente Obama mentre affianco del suo carisma il lavoro di migliaia di carismi costruivano un grande sogno di andare tutti alla casa bianca. Anch’io mi sono sentito in corsa per la White house insieme con lui, neanche ci avessi fatto un ticket.

Barack non ha mai letto una lettera, Diego Bianchi non l’ha detto in questi termini ma mi ha spinto tramite il suo blog a questo parallelo. Le lettere si scrivono a babbo natale non alla persona con cui stai cambiando il mondo. Con cui non da cui ti aspetti il cambiamento del mondo.

Forse non abbiamo capito che la nostra piccola rivoluzione è avvenuta solo nel ceto politico da parte del ceto politico in un sistema che alla domanda di normalizzazione risponde odiosamente ed capace di dire solo “fate silenzio, stiamo cercando di lavorare”.





La mano che applaude ed il suo rumore

26 05 2008

E’ un koahn, una domanda che genera un corto circuito logico essendo priva di una vera ed assoluta risposta, mi è tornata in mente mentre pensavo all’ultimo mese, al governo ombra e al nostro nuovo modo di esistere non essendo voce dell’esecutivo.

Molti dei provvedimenti che sono stati approvati a Napoli svolgono una funzione comunicativa più che pratica. Propugnano un culto del fare privato del pensare che dimostra lacune di ragionamento. Inevitabilmente porta a numerosi cambiamenti dall’annuncio alla realizzazione che impoveriscono l’azione politica rendendoli provvedimenti smussati e di dubbia efficacia.

Il governo raccoglie un nuovo consenso da parte degli elettori e dai vari opinion makers e gate keepers che si riscoprono, se non berlusconiani del primo giorno, teorici di questo nuovo paradigma e del sapiente statista che ora “è finalmente uomo di governo“.

I cittadini sono abbandonati senza lo spinning dell’opposizione, senza cioè un ragionamento critico ed articolato che sia veicolato negli spazi garantiti costituzionalmente in modo da offrire e proporre sempre un’alternativa. Molti provvedimenti assolutamente folli nel tempo dell’abbandono del dibattito diveranno percepiti come semplicemente giusti o necessari.

E quando verrà il momento di chiamare la piazza, di stringerci intorno ad un ideale non ne troveremmo più. Saremo come quelli che portano il risiko alle feste e poi tornati a casa scoprone tutte le armatine mischiate.





L’annullamento della storia

20 05 2008

E’ un fatto che trovo ormai ricorrente in questi ultimi giorni di runione quello di constatare come la pratica della registrazione degli interventi e del dibattito stia diventando accessoria.

Internet e il digitale con la sua riproducibilità infinita a costo prossimo allo zero ci avevano condotto ad una memoria diffusa, globale ed accessibile dove la parola di chiunque non solo diventava traccia o documento ma potenzialmente diveniva segno globale. Accessibile e visibile da tutti.

In questo iper tempo dove in ogni momento ognuno è in grado di divenire attore sociale, anche se con scarso impatto, sembra strano non vedere continuata, come prassi, la registrazione delle riunioni ai vari livelli.

Non credo per abitudine ai complotti, l’occasione però mi permette un ragionamento su quanto oggi non solo siamo dipendenti dal mezzo digitale come strumento non tanto di diffusione ma di memoria.

Politicamente una memoria oggettivizzante, fotografica delle idee e delle impressioni, diviene uno strumento di enorme potenzialità per il cittadino per dare seguito ad un’azione di controllo e verifica del parlamentare, del dirigente o del governo.

Oggi credo che mentre si diffonda lo strumento di supervisione dal basso ci sia ancora più bisogno di memoria digitale, in quanto la permanenza del gesto e delle parole generano azione politica.





Riflussi di coscienza (tumblr)

20 05 2008

Da ieri nella spalla destra del blog è presente un feed rss collegato al mio nuovo tumblr.
Il tumblr è un ulteriore passo avanti nella comunicazione via internet, una contrazione dei blog.

La forma del post come espressione, ragionamento dialettico, elaborazione viene abbandonata a favore del rapido inquadramento delle radici dei pensieri, delle fonti di ispirazioni, dei dettagli.

Per me, e l’uso che ne farò, sarà questo: una galleria di dettagli.

al tumblr