“Ho conosciuto Gabriele De Giorgi la scorsa estate in occasione dell’incredibile avventura della candidatura di Rosy Bindi alle primarie come il giovanotto che alcuni di noi chiamavano “Scheggia” per la sua notevole rapidità e capacità organizzativa nel quadro di un’impresa circa impossibile: mettere insieme quantità industriali di candidati e firme in una città gigantesca e dispersiva come Roma, nella quale Rosy aveva, certo, un grande consenso diffuso nell’opinione pubblica (emerso poi con l’eccezionale performance rispetto alla media nazionale) ma, in compenso, non aveva nessun tipo di pre-esistente rete organizzativa. Senza candidati e firme come avrebbe potuto esprimersi il consenso diffuso? L’impresa è riuscita e io auguro a “Scheggia” e a tutti noi di riuscire anche in qualche ulteriore miracolo elettorale: perché il Partito Democratico vinca, e perché rimanga democratico davvero.”

