Uniti

29 07 2008

Il lavoro è l’amore reso visibile. (Kahlil Gibran)

Domenica sera si è conclusa la festa dell’Unità di Roma, un appuntamento fisso regolare che ha segnato  l’attività del territorio sul territorio di chi la politica la vive carnalmente, di chi l’annusa e la sostiene  oltre incarichi e al dilà delle direzioni. Un momento in cui si attraversa uno specchio, come quello di Alice, dimenticando le esasperate importanze dei dirigenti nazionali e respirando le indicazioni di coloro che da anni tengono insieme un mondo e che sanno come intrecciare migliaia di persone in un grande lavoro condiviso.

Ricorderò il 2008 come uno degli anni più importanti della mia vita personale e politica ed un capitolo intero di ricordi e pensieri verrà dedicato a queste notti fatte di lavoro, birre, sudore e sopratutto di parole e pensieri. Alla mia quotidiana attività lavorativa ho desiderato e voluto fortemente aggiungere una presenza alla festa, e non a caso nello stand dei nascenti Giovani Democratici che mi hanno accolto, aiutato, inserito, reso a mio modo utile. La vicinanza, la partecipazione ed il senso di riconoscersi sono stati la continuità nella quale ho vissuto queste ultime due settimane e dalla quale oggi mi sento arricchito e cosciente che insieme a quelle ragazze e quei ragazzi abbiamo intrapreso una delle sfide più grandi che questa nostra storia di democrazia ricordi, la costruzione di una nuova, matura, cultura politica. Ritengo che nulla di quanto fatto e organizzato in questo mese vada sottovalutato o erroneamente identificato nell’abitudine di una delle culture di provenienza,  a partire dalla non scontata possibilità di affidare ad una giovane squadra   la responsabilità di un’area impegnativa come l’area spettacoli fino al fatto che quello stare insieme non fosse mai casuale ma dettato da scelte di condivisione, di dibattito e di democrazia.

Le storie che ci portiamo dentro, che hanno segnato le vite politiche di tutti noi non devono vedersi negate dal percorso che oggi abbiamo scelto, siamo piuttosto chiamati ad assumerle e a trasmetterle, traendo il meglio da quelle di ognuno. A mio modo ho avvertito la soddisfazione e l’affetto nell’essere chiamato compagno senza ritrarmi come spesso ho visto fare da chi, come me, non ha vissuto quella cultura.  Noi, che abbiamo ancora i capelli scuri, siamo chiamati più di altri a costruire insieme nella quotidianità la base politica sulla quale poi dibattere e scontrarci con passione, con la forza degli argomenti sapendo quanto tramite idee diverse desideriamo lo stesso mondo dove non essere felici da soli.

La festa dell’Unità non è una sagra di paese, chi si ferma alle salsicce assomiglia  al tonto che guardando il saggio indicargli la luna ne vede solo il dito. La forza di queste esperienza deve, a me l’ha dato, trasmetterci l’urgenza delle sfide che ci attendono: dal salvataggio del partito, che sta imbarcando troppa acqua, fino alla costruzione di una brillante organizzazione giovanile, nella quale si sappiano mescolare violentemente le persone creando qualcosa di nuovo e migliore.

Queste sfide, come mai non era accaduto, per potersi dire compiute devono essere combattute non pensando ad oggi ma guardando ad un risultato che si proietti nel tempo futuro, al di là delle nostre stesse  e a volte limitate aspettative.

Se tanto di buono questa festa mi ha dato, allo stesso tempo non posso non guardare con amarezza alle assenze, e all’occasione persa, scioccamente persa da chi ha preferito non esserci o da chi sentendosi troppo colletto bianco ha dimenticato da dove si costruisce il futuro. Un’assenza che non è stata dettata da comportamenti escludenti o da differenti idee organizzative, potrei fare diverse congetture mi limiterò a dire che la considero incomprensibile.

Alle compagne e ai compagni, alle amiche e agli amici direi da repubblicano, non posso far altro che dire grazie per la pienezza delle idee e delle aspirazioni che dietro la fatica, le risate e la musica reggevano ogni cosa. La mia speranza è che qualcosa della mia storia e del mio passato sia rimasto a voi come il vostro a me e che presto sapremo trovare insieme nuove parole per descrivere quel futuro che saprà darci persone da noi legittimate non ad essere “egemoni” ma guide capaci, democratiche in grado di interpretare  la passione e il pensiero di una grande unità di cuori e menti.





Democrazia che decide

4 04 2008

il 31 marzo insieme al circolo 20e30 di Libertà Eguale abbiamo organizzato un iniziativa presso il circolo del Partito Democratico di via dei Giubbonari a Roma. Siamo intervenuti sul tema, come candidati ai diversi livelli, il professor Ceccanti, Vittorio Sammarco candidato al comune ed io come candidato al primo municipio.

Abbiamo preparato un piccolo riassunto del mio intervento.





Scheggia

21 03 2008

Giovanni Bachelet“Ho conosciuto Gabriele De Giorgi la scorsa estate in occasione dell’incredibile avventura della candidatura di Rosy Bindi alle primarie come il giovanotto che alcuni di noi chiamavano “Scheggia” per la sua notevole rapidità e capacità organizzativa nel quadro di un’impresa circa impossibile: mettere insieme quantità industriali di candidati e firme in una città gigantesca e dispersiva come Roma, nella quale Rosy aveva, certo, un grande consenso diffuso nell’opinione pubblica (emerso poi con l’eccezionale performance rispetto alla media nazionale) ma, in compenso, non aveva nessun tipo di pre-esistente rete organizzativa. Senza candidati e firme come avrebbe potuto esprimersi il consenso diffuso? L’impresa è riuscita e io auguro a “Scheggia” e a tutti noi di riuscire anche in qualche ulteriore miracolo elettorale: perché il Partito Democratico vinca, e perché rimanga democratico davvero.”

Giovanni Bachelet





Con Vittorio Sammarco, Condividere moltiplica

20 03 2008

vittorio sammarcoLe elezioni sono un momento particolare della vita politica, contribuiscono a identificare i problemi, ad aprire nuovi tavoli di confronto, se vissute con onestà intellettuale sono la prima colonna della vita democratica. La consultazione amministrativa, che ha assunto un importanza maggiore negli ultimi anni grazie ala riforma dell’articolo V della Costituzione e con i provvedimenti sul decentramento, merita un assoluta attenzione al pari di quella che concediamo regolarmente alla Camera e al Senato. Con questo spirito, insieme agli altri candidati del gruppo “Democratici, davvero”, abbiamo deciso di riconoscerci della candidatura di Vittorio Sammarco. Giornalista da sempre vicino al mondo dell’associazionismo, sensibile ai problemi del consumo. Suo è il motto “condividere, moltiplica” che insieme a tutti i candidati abbiamo riconosciuto come espressione del nostro modo di partecipare alla cosa pubblica. Un impegno quotidiano forte di un elaborazione aperta e partecipata. Il giorno delle elezioni ricordatevi quindi di votare PD esprimendo la vostra preferenza scrivendo Vittorio Sammarco al Comune di Roma.





Parlare di me

17 03 2008

Ioesergio“Parlare di Gabriele De Giorgi significa parlare di un grande amico.
In questi ultimi anni, mentre la sua carriera politica e la mia carriera di “parolaio” cominciavano a prendere forma, si è scherzato a lungo su come io sarei prima o poi finito a raccogliere carte, documenti e ricordi per scrivere una sua biografia, che ne coronasse il successo.
Ciò che qui mi si chiede di consegnare non è poi troppo diverso: una testimonianza. Qualche parola raccolta a dimostrazione del semplice fatto che qualcuno, “quel politico lì”, De Giorgi, lo conosce personalmente. Quanto al successo, più che da coronare, ad oggi è tutto da augurare.
Gabriele De Giorgi nasce a La Spezia da padre ufficiale di Marina e madre insegnante di lettere. Una spiccata socialità e senso dialettico emergono già negli anni di liceo classico, dove De Giorgi segue l’ottima predisposizione per le lingue in un percorso sperimentale che gli faciliterà più tardi l’import/export di idee e saperi da/verso l’estero, tra viaggi di piacere, programmi Socrates/Erasmus ed esperienze di lavoro.La sua tesina di maturità merita un menzione: dopo una simulazione sul tema “L’arte della parola”, la scelta finale è sull’avvento della bomba atomica, concetto affrontato sul piano storico, sociologico e, naturalmente, politico.La politica raggiunge De Giorgi come un’autentica scoperta, quella che apre le porte del pensare, del dire e, soprattutto, quelle del fare. “Agire per la comunità”: questo, dichiara egli stesso, sembra immediamente essere il precetto, del quale De Giorgi trova espressione nell’ulivismo. Il primo contatto avviene come semplice sostenitore alla campagna elettorale del 2001, anno dell’iscrizione alla Facoltà di Scienze Politiche, mentre due anni più tardi, con la destra al governo, De Giorgi è nell’area laica della Margherita, fazione che poi lascerà per il Movimento dei Repubblicani Europei di Luciana Sbarbati. Qui riceve diversi incarichi (responsabile del dipartimento scuola, capo delegazione per il partito al congresso del partito europeo dell’ELDR), ma più importante dei titoli è la passione di un persona determinata per un determinato ideale, quello del movimento, nel senso più letterale del termine. È proprio quel muoversi che porta De Giorgi,Fare Politica laureato dal 2006, a collaborare al progetto editoriale di Claudio Velardi “Sherpa Tv”, un webchannel di giornalismo e politica dove De Giorgi lavora nella redazione “esteri e difesa”. Un’esperienza importante, se non altro per comprendere che la sua strada è altrove, è nell’amministrazione, ma soprattutto nella discussione e nella partecipazione alla cosa pubblica.Torno a frequentare assiduamente il mio amico Gabriele al termine della sua esperienza di web-journalist, quando nella sua coscienza fa breccia una convinzione fondamentale, espressa sinceramente nel suo operato politico e sociale, quella secondo cui occorre fare esperienza, occorre conoscere, occorre partecipare, per essere in grado di individuare forze e debolezze di un individuo, di un rapporto dialogico, così come di una collettività.Una stazione di posta fondamentale nel percorso si rivela di certo essere il referendum per la legge elettorale, in cui De Giorgi ha occasione di entrare in contatto diretto con quanti, come lui, desiderano muovere verso una democrazia reale, una gestione pubblica che assicuri, su tutti, tre aspetti fondamentali: accessibilità, partecipazione e sostenibilità. Sono questi i concetti su cui, prima come collaboratore dei Democratici, Davvero di Rosy Bindi (agosto 2007), poi come delegato regionale nelle primarie costituenti del Partito Democratico e infine come membro della Direzione Romana del PD, De Giorgi ha impostato e imposta la sua sfida.Un lavoro chiaro e diretto, convinto e senza mezzi termini, un progetto portato avanti con tenacia e con grande fiducia e un passo decisivo, quello della candidatura a consigliere municipale, che veste di un senso preciso un percorso trasparente. Un percorso che De Giorgi ha intrapreso da subito facendo forza sul coraggio che lo ha spinto a varcare diverse porte, creandosi un iter estremamente personale, in cui si dimostra disposto a crescere, ma anche ad assumere responsabilità sempre maggiori.Vuole essere, questo, un augurio rivolto a tutti, perché possano, come me, conoscere a fondo e ammirare un grande amico come Gabriele De Giorgi.” Sergio Lo Gatto





Verbalizzare

16 11 2007

No, non parlo di un libretto universitario. Mi riferisco piuttosto al verbale dell’assemblea costituente regionale del Partito Democratico. Strumento indispensabile a posteriori per continuare a fare un dibattito partendo da dati certi ed oggettivi ma che ad oggi non è stato ancora pubblicato.Fino a quel momento cercherò di usare la memoria e ripercorrerli. 1. Nicola Zingaretti proclamato Segretario regionale per il Lazio del Partito Democratico. 2. L’Ulivo dovrà far parte del simbolo del Partito Democratico, (ODG votato a maggioranza)3. L’ufficio politico del Segretario dovrà rappresentare le pluralità espresse dall’assemblea (ODG votato a maggioranza)4. Eletta come presidente dell’assemblea Tiziana Lacrimino con 205 voti, segue Clelia Calisse con 107.5. Dichiarato irricevibile dall’assemblea l’ordine del giorno sulle incompatibilità per la carica di segretario provinciale. 6. Approvato un ordine del giorno relativo ai giovani e alla loro diritto ad autodeterminarsi nel PD. 7. Approvato l’ordine del giorno conclusivo di Zingaretti. Ricordo che è stato approvato anche un altro ODG, in merito al tema delle violenze familiari e sulle donne ma non ne ricordo con esattezza il contenuto. (lo sto cercando, se qualcuno lo ha mi contatti





Se un giorno metti 491 democratici nel Lazio…

13 11 2007

Sabato alle ore 10 ha avuto luogo l’assemblea regionale costituente del Partito Democratico presso il centro congressi auditorium del massimo e come delegato ho partecipato.Sarà stato forse perchè il nostro segretario ha guadagnato un più che rispettabile 88% nelle primarie ma noi i prati all’interno dell’auditorium non li abbiamo avuti e si è proceduto senza eccessivi orpelli. Nell’aspetto funzionale è stata un assemblea molto classica, più forse simile ad un congresso che a questa attesa inimmaginabile novità. Niente di diverso nei badge, niente di rinnovato nelle file al bar. Anche le persone non mi sono sembrate diverse dai tanti congressisti dei passati partiti, con qualche solida eccezione ho avuto la percezione di un assemblea compatta forse addirittura disillusa nei modi e nelle reazioni. La relazione di Zingaretti, preceduta da un momento di cordoglio per Giglia Tedesco,  è stata sotto molti aspetti nuova nei contenuti e si è avuta la sensazione di una non comprensione, se non di uno scarso interesse da parte degli eletti. Il vero avversario politico del giorno, quantomeno nel Lazio, ha assunto la fisicità di una massa di delegati, disciplinati ma non partecipi.Verso le 11 la relazione del nuovo Segretario proclamato è terminata lasciando spazio ai primi interventi, nella giornata se ne sono susseguiti 38 di diverso spessore e con diverse intenzioni. Molte parole spese all’indirizzo dell’assemblea nazionale, con un certo senso di “vorrei ma non posso” da parte di molti membri dell’assemblea regionale.Momenti di fastidio per il ritiro della candidatura alla carica di presidente dell’Assemblea Costituente di Margherit, proposta come sintesi tra tutte le … (difficile avvolte trovare il termine giusto)… identità.Margherit è stata infatti incoraggiata a ritirarsi mentre si riaprivano i termini per la presentazione delle candidature in favore dell’area popolare che presentava a quel punto Tiziana Lagrimino e Giuseppina Ceci per l’area popolare mentre Clelia Calisse per tutti coloro che non credono nella vecchia logica della conta (Uno lo dò al DS, un altro lo dò al DL ).Le operazioni di voto hanno avuto luogo apparentemente senza difficoltà mentre gli interventi proseguivano senza interruzione. Assolutamente condivisibile l’immagine suggerita da Cristiana Alicata di interventi che assomigliano ad una conversazione asincrona (da blogger appunto), fin qui nulla di nuovo. Ciò che veramente mi ha colpito è il mancato senso di novità, o di spirito di rinnovamento o se preferite di coraggio di portare a termine un progetto che abbiamo già tutti acconsentito a finalizzare.Se non ci riesce un uomo con una percentuale di consensi a cambiare le carte in tavola chi dovrebbe riuscirci?Se non ci si riesce a cambiare gli equilibri quando all’inizio la volontà di stare insieme, è così marcata e freschissima quando ci riusciremo?