Partenze

17 11 2008

Un caro amico oggi, prima di levare l’ancora verso il Regno Unito ha condiviso con me un pasto, scambiando come sempre pensieri, accrescendo la mia comprensione del mondo e di ciò che lo compone. Ancora una volta scrivo di un’eccezione in un blog nato per parlare di politica, ma questo non sfugge alla ragione politica che si puo’ trovare nel vedere partire dall’Italia per un buon lavoro oltre manica un uomo capace che avrebbe potuto se le condizioni fossero state diverse costruire la fortuna sua e degli altri in Italia. Buon Viaggio

Ancora qui, Laerte?… A bordo, a bordo!

Il vento s’è già assiso da padrone
in cima alla tua vela, e là t’aspettano.
Va’, figlio, con la mia benedizione,
e imprimiti a caratteri di stampa
nella tua mente queste poche regole:
mai non prestare lingua ai tuoi pensieri,
mai prestar mano a pensieri avventati;
gli amici di provata fedeltà
aggràppateli saldamente al cuore
con uncini d’acciaio; ma sta’ attento
a non scaldarti il cavo delle mani
trattenendovi nuovi uccelli implumi
schiusi appena dal guscio.
Guàrdati dal mischiarti in tafferugli,
ma se t’accada d’esservi coinvolto,
agisci in modo che il tuo contendente
abbia a guardarsi bene dai tuoi colpi.
A tutti porgi orecchio, a pochi voce.
Accogli sempre l’opinione altrui,
ma pensa a modo tuo. Il tuo vestire,
per quanto può permetterti la borsa,
sia di buon prezzo, ma non stravagante;
ricercato, ma non troppo fastoso,
ché l’abito rivela spesso l’uomo,
e in Francia le persone di buon ceto
sono assai ricercate nel vestire
ed hanno classe, specialmente in questo.
Non chiedere né dar danaro in prestito:
col prestito si perde, molto spesso,
il danaro e l’amico, e il fare debiti
ottunde il senso della parsimonia.
Ma soprattutto tieni questo in mente:
sii sempre, e resta, fedele a te stesso;
ne seguirà, come la notte al giorno,
che non sarai sleale con nessuno.
Addio, figlio. La mia benedizione
trapianti e faccia maturare in te
questi pochi precetti di tuo padre.





Tracciando una linea

14 11 2008

quantum_computing_internet_3Quando si solleva la penna dal foglio non è raro distrarsi, sentire un rumore nel corridoio, oppure rispondere al telefono. Talvolta i propri pensieri subiscono interferenze non troppo differenti da quelle intercettate per errore mentre si è al volante lungo l’autostrada. Lo scrivere, ed il racconto vivono di una forma mentale agile simile all’abitudine e come un muscolo deve essere reso atletico ed allenato. Io a questo impegno mi sono sottratto, certo non volutamente, ma all’interno di un senso di pigrizia ho tralasciato questo diario di bordo.

Da quando non scrivo regolarmente diversi avvenimenti hanno tracciato gli avvenimenti di questo inizio di secolo. Barack Obama è stato eletto nella notte del 4 novembre come presidente degli Stati Uniti d’America. Questo corsa iniziata meno di 2 anni fa finalmente è giunta al termine e le analisi da fare sarebbero, o almeno dovrebbero essere, lunghe e complesse. 

Ne leggo molte di queste analisi poche riescono ad interessarmi veramente e piuttosto certi acrobatismi politici della Palin la cui affermazione di voler correre nel 2012, tentativo di rimanere a galla, viene presa sul serio mi dimostra che la spettacolarizzazione piatta dei nostri media è un limite che non riusciamo a superare.

Per quanto riguarda me il mio silenzio nella scrittura oltre ad una tendinite a quel muscolo mentale di cui parlavo è anche dovuta alla mia attività quotidiana come collaboratore parlamentare che insieme a grandi soddisfazioni mi ha richiesto e richiede un numero non marginale di risorse fisiche e mentali. Ora devo solo riallenarmi, ricominciare ad utilizzare questo strumento.





-5 to go

29 10 2008





La forza morale e intellettuale

3 09 2008

E’ stato un grande intervento, un momento di accettazione commosso e responsabile quello del senatore dello stato dell’Illinois, Barack Hussein Obama, mentre ottantancinque mila persone trattenevano il respiro al suo pronunciare le prime parole il 28 agosto 2008. Obama ha ricordato, in ogni frase, che dietro i fari prepotenti del grande rito mediatico  la politica è fatta di un emozione ben stretta alla ragione, che il carrozzone è tale ma alla base c’e’ un senso di democrazia, di sfide vinte dal door to door non quindi da un consenso sfocato ma dalla forza dei singoli voti.

La forza morale e intellettuale, la fibra e la capacità di sentire il bene e di ragionarlo, e non solo un pensare “a quale paese” affidandolo ad una faccia. Dimentichiamo sempre la nostra storia e le nostre difficoltà. Poco importa che Barack venga bene in video, non serve a nulla se non ad ammaestrare alcune televisioni che sono in ogni caso ostili. Lui è la guida di persone che con una straordinaria forza collettiva spingono insieme, che questa volta avranno più volontari negli stati considerati già persi in un paese dove quando perdi di un voto non porti a casa nemmeno un pezzo della vittoria. Ci saranno volontari dove si perde perchè non è economia ma politica e passione, perchè tutti possono partecipare e trasformare il sogno in qualcosa di solido, che possono stringere con mano che siano bandiere, libri o altre mani.

Il Partito Democratico Italiano oggi è un esperienza in larga parte vissuta dalla propria dirigenza non dalle persone che hanno partecipato alle primarie. I momenti collettivi sono ancora privi di un segno comune ma se la strada è ancora lunga al tempo stesso è pericoloso non domandarsi sinceramente se la direzione presa sia quella corretta. Abbiamo tradito molte aspettative: dal non aver fatto tutto il possibile per evitare la caduta del secondo governo Prodi, non aver formato liste che fossero espressione di una realtà politica di cui essere fieri, una partita giocata con la speranza del pareggio, una vita parlamentare così sfocata che sembra implorare la disattenzione dell’elettorato.

E noi? Perchè se ammettiamo che questo partito in molte delle sue manifestazione non è quello che abbiamo aspettato, o che abbiamo tentato di costruire dobbiamo assumere un comportamento onesto e lineare. 

Quale? Quale deve essere?





Punto e virgola

10 08 2008

A Roma l’estate è molto calda, avvolte interrotta dal sollevarsi ristoratore di un vento da ponente e colgo l’occasione per imprimere un punto di sospensione alle mie quotidianità che hanno dimostrato di non sapersi piegare all’abitudine. Rubo una settimana ai miei ragionamenti aperti per poterli affrontare non tanto in solitudine quanto piuttosto in un affollato eremo vacanziero.

Non metto punti, perchè tante sono le vicende di questo 2008 ancora in sospeso:

  • L’assemblea costituente del 20 giugno 2008 sotto giudizio dei garanti del Partito Democratico
  • Il processo di scrittura dello statuto del PD Lazio e la sua approvazione
  • Le successive primarie per l’elezione del Segretario della Regione Lazio e di una nuova assemblea regionale.
  • I Giovani Democratici ed il loro processo di costituzione
  • Le elezioni del Presidente degli Stati Uniti
  • Salvare il PD da se stesso.
E solo per citare qualche esempio, emergerò quindi dalla rete per una decina di giorni lanciando, talvolta, qualche colpo di sonar e ringraziando la 3 per aver finalmente reso disponibile la connessione internet anche per mac.




Uniti

29 07 2008

Il lavoro è l’amore reso visibile. (Kahlil Gibran)

Domenica sera si è conclusa la festa dell’Unità di Roma, un appuntamento fisso regolare che ha segnato  l’attività del territorio sul territorio di chi la politica la vive carnalmente, di chi l’annusa e la sostiene  oltre incarichi e al dilà delle direzioni. Un momento in cui si attraversa uno specchio, come quello di Alice, dimenticando le esasperate importanze dei dirigenti nazionali e respirando le indicazioni di coloro che da anni tengono insieme un mondo e che sanno come intrecciare migliaia di persone in un grande lavoro condiviso.

Ricorderò il 2008 come uno degli anni più importanti della mia vita personale e politica ed un capitolo intero di ricordi e pensieri verrà dedicato a queste notti fatte di lavoro, birre, sudore e sopratutto di parole e pensieri. Alla mia quotidiana attività lavorativa ho desiderato e voluto fortemente aggiungere una presenza alla festa, e non a caso nello stand dei nascenti Giovani Democratici che mi hanno accolto, aiutato, inserito, reso a mio modo utile. La vicinanza, la partecipazione ed il senso di riconoscersi sono stati la continuità nella quale ho vissuto queste ultime due settimane e dalla quale oggi mi sento arricchito e cosciente che insieme a quelle ragazze e quei ragazzi abbiamo intrapreso una delle sfide più grandi che questa nostra storia di democrazia ricordi, la costruzione di una nuova, matura, cultura politica. Ritengo che nulla di quanto fatto e organizzato in questo mese vada sottovalutato o erroneamente identificato nell’abitudine di una delle culture di provenienza,  a partire dalla non scontata possibilità di affidare ad una giovane squadra   la responsabilità di un’area impegnativa come l’area spettacoli fino al fatto che quello stare insieme non fosse mai casuale ma dettato da scelte di condivisione, di dibattito e di democrazia.

Le storie che ci portiamo dentro, che hanno segnato le vite politiche di tutti noi non devono vedersi negate dal percorso che oggi abbiamo scelto, siamo piuttosto chiamati ad assumerle e a trasmetterle, traendo il meglio da quelle di ognuno. A mio modo ho avvertito la soddisfazione e l’affetto nell’essere chiamato compagno senza ritrarmi come spesso ho visto fare da chi, come me, non ha vissuto quella cultura.  Noi, che abbiamo ancora i capelli scuri, siamo chiamati più di altri a costruire insieme nella quotidianità la base politica sulla quale poi dibattere e scontrarci con passione, con la forza degli argomenti sapendo quanto tramite idee diverse desideriamo lo stesso mondo dove non essere felici da soli.

La festa dell’Unità non è una sagra di paese, chi si ferma alle salsicce assomiglia  al tonto che guardando il saggio indicargli la luna ne vede solo il dito. La forza di queste esperienza deve, a me l’ha dato, trasmetterci l’urgenza delle sfide che ci attendono: dal salvataggio del partito, che sta imbarcando troppa acqua, fino alla costruzione di una brillante organizzazione giovanile, nella quale si sappiano mescolare violentemente le persone creando qualcosa di nuovo e migliore.

Queste sfide, come mai non era accaduto, per potersi dire compiute devono essere combattute non pensando ad oggi ma guardando ad un risultato che si proietti nel tempo futuro, al di là delle nostre stesse  e a volte limitate aspettative.

Se tanto di buono questa festa mi ha dato, allo stesso tempo non posso non guardare con amarezza alle assenze, e all’occasione persa, scioccamente persa da chi ha preferito non esserci o da chi sentendosi troppo colletto bianco ha dimenticato da dove si costruisce il futuro. Un’assenza che non è stata dettata da comportamenti escludenti o da differenti idee organizzative, potrei fare diverse congetture mi limiterò a dire che la considero incomprensibile.

Alle compagne e ai compagni, alle amiche e agli amici direi da repubblicano, non posso far altro che dire grazie per la pienezza delle idee e delle aspirazioni che dietro la fatica, le risate e la musica reggevano ogni cosa. La mia speranza è che qualcosa della mia storia e del mio passato sia rimasto a voi come il vostro a me e che presto sapremo trovare insieme nuove parole per descrivere quel futuro che saprà darci persone da noi legittimate non ad essere “egemoni” ma guide capaci, democratiche in grado di interpretare  la passione e il pensiero di una grande unità di cuori e menti.





Chiedere ciò che è giusto

22 07 2008

Dalla giornata della manifestazione contro le leggi vergogna i tempi si sono compressi, e come spesso avviene la mia capacità di traslare ragionamenti da linee sconnesse di pensiero a frasi compiute ha subito le maggiori prepotenze del periodo.

Una lettera tuttavia mi impone di intervenire, una lettera che rende sua la richiesta più semplice che l’agone democratico, per essere tale, deve accettare come caratteristica assoluta: il rispetto delle regole. Nella storia di regole ce ne sono state sempre tante, molte scritte male, molte dettate dalla follia ma in democrazia si segue una strada chiara fatta di espressioni e rappresentanza.

Il partito democratico oggi tradisce il suo stesso nome trascinando se stesso di metro in metro in nome di un obiettivo non chiaro, di una funzione da rispettare ancor prima di rispettare la propria identità. Non è Macchiavelli, prestate la dovuta attenzione, perchè cadere nella banalizzazione è questione di pochi istanti.

La ragione di stato, ovvero un’etica fondamentalmente inumana in grado di piegare le regole alla sopravvivenza comune, è materia che non deve essere esercitata dai gruppi ne’ tantomeno dai partiti politici perchè tradisce lo stesso campo reso vivo dall’azione di attori consapevoli. Cosa sarebbe una partita di calcio in un campo dove i confini non sono rispettati?

Per questo a quel giorno in cui tutti sbagliammo qualcosa, strada o linea scegliete voi, dobbiamo tornare.

Vi allego la lettera ricevuta dal Prof. Arturo Parisi.

“Roma, 15 luglio 2008

alle delegate e ai delegati dell’Assemblea Nazionale del Pd
pc. alle parlamentari e ai parlamentari del Pd

Cara/o delegata/o,

sono passati esattamente nove mesi da quando, rispondendo alla proposta dei
partiti promotori, più di tremilioni e mezzo di italiani, quasi il trenta
per cento degli elettori del Pd,  in un giorno dello scorso ottobre che
ricordiamo ancora come un giornata di festa, hanno messo col loro voto le
fondamenta per la costruzione del Partito Democratico.

Recandosi in tutta Italia nei seggi elettorali, come avevano già fatto a
milioni nelle primarie dell’ottobre 2005, essi hanno dato ancora una volta
la prova della esistenza nel nostro Paese, soprattutto nel campo di
centrosinistra, di una grande quantità cittadini che non si accontentano di
una democrazia intermittente. Recandosi nel 2005 e nel 2007 ai seggi
elettorali, essi ha confermato la disponibilità e la richiesta di
partecipare non solo a manifestare una risposta su proposte avanzate da
altri, ma di partecipare alla formulazione della stessa proposta, sia che
questa riguardi chi deve svolgere le diverse responsabilità politiche sia
che riguardi contenuti e orientamenti da svolgere nelle istituzioni. E,
facendolo in una misura enormemente superiore a quella dei partecipanti e
degli stessi iscritti negli elenchi dei tesserati ai partiti, hanno ancora
una volta messo in evidenza i limiti e l’insufficienza dei partiti che
abbiamo ereditato dal passato, o, almeno, i loro limiti nella condizione
nella quale erano finiti nel momento in cui li abbiamo ereditati dal passato.

A rappresentare questi cittadini tu ti sei a suo tempo candidato, così come
hanno fatto decine di migliaia di cittadini, e come ho fatto anche io nel
collegio della mia città. Da questi cittadini tu ed io siamo stati eletti
perchè dessimo voce al mandato che era implicito nella candidatura che ci
impegnavamo a sostenere per la segreteria del partito, ma ancor più perchè
svolgessimo quel confronto che dentro le primarie non era stato reso
possibile, e, a partire da questo confronto, prendessimo poi le decisioni
conseguenti.

Non è quello che è capitato.  Come sai l’Assemblea Costituente del Partito è
stata da allora convocata tre volte. Ma ogni volta si è svolta senza che che
sia stato possibile dar luogo ad un vero dibattito e soprattutto si è
conclusa con voti di acclamazione che hanno sancito decisioni già prese.
Nessuno si è perciò meravigliato se in questo modo la partecipazione larga
nel primo incontro, si sia ampiamente ridotta nel secondo, per ridursi
praticamente ad una infima minoranza nell’ultimo. Quel che è peggio è che
nell’ultima riunione la Assemblea è stata di fatto “suicidata”, con
l’intenzione di mettere così termine al percorso delle primarie, attraverso
modifiche statutarie che contrastano lo Statuto appena approvato, e i poteri
della Assemblea sono stati trasferiti ad una Direzione eletta secondo la
prassi consolidata nelle precedenti assemblee, e costituita nel rispetto di
appartenenze di gruppo definite a partire da abitudini e frequentazioni
passate più che da differenze di opinioni politiche presenti. Nè d’altra
parte si capisce come altrimenti potrebbe essere composta la Direzione una
volta che il partito è stato privato di occasioni di confronto che ci
consentano di conoscere le rispettive opinioni politiche e quindi, a partire
da esse, unirci, o distinguerci tra di noi.

Non è nelle intenzioni di questa lettera quella di intrattenerti sulle
contestazioni formali relative alle trasgressioni della democrazia e della
legalità di partito. Di queste decideranno gli organi competenti presso i
quali alcuni delegati hanno già presentato un formale ricorso nell’interesse
e solo nell’interesse del partito. Di queste dà conto più dettagliato la
nota che allego alla presente.

Quello sul quale voglio richiamare la tua attenzione, al di là della forma,
è la  sostanza del problema. Quale che sia il giudizio sulle cause che ci
hanno condotto a questo punto, è difficile infatti non riconoscere che, a
nove mesi dalle primarie, il partito si trovi in una condizione che nessuno
avrebbe allora immaginato. Molti, avvertiti come me dal crescente abbandono
di nostri elettori verso l’astensionismo, o verso altre scelte politiche o
antipolitiche, guardano con grande preoccupazione alle prove che ci
attendono. Altri sono invece più ottimisti e pensano che i consensi raccolti
costituiscono una solida base di partenza per ulteriori avanzamenti. Altri
ancora nascondono invece purtroppo le attese di futuri esiti  negativi
pensando che essi possano facilitare la ridefinizione dei rapporti interni
al partito quasi che le prossime elezioni europee possano svolgere la
funzione di un congresso. Sullo sfondo di questi diversi scenari il corpo
del partito è intanto attraversato e diviso da dibattiti spesso aspri su
temi che per il loro rilievo sono destinati a definire l’identità e a
decidere del futuro del partito. Dalla legge elettorale al federalismo
fiscale, dalla dissoluzione di alleanze passate alla ricerca di alleanze
nuove, dalla giustizia alla economia. Quel che qui conta è che questi
dibattiti si svolgono dappertutto, all’infuori che nelle sedi ufficiali del
partito, e che sono spesso pensati per segnalare presenze, affermare
preminenze, anticipare dissidenze. Iniziative che, come è stato detto,
potrebbero anche proporsi come affluenti del grande fiume del partito, ma
che privi invece di un approdo vanno producendo un pantano che si allarga
ogni giorno di più.

E’ pensando a questo rischio che, all’indomani delle elezioni politiche e
della prima grave sconfitta subita al Comune di Roma, avevo condiviso la
proposta che il segretario del Partito aveva avanzato, anche se all’interno
di organi informali e in modo informale, per l’apertura di un percorso
congressuale che consentisse quel largo confronto e quella verifica comune
che non era stata possibile in passato nè dentro le primarie, nè dentro
l’Assemblea Costituente che le primarie avevano eletto proprio a questo
fine. Una proposta respinta nell’immediato da quasi tutti: chi con
l’argomento che non se ne vedevano i presupposti, chi con la proposta di
rinviare tutto all’indomani del risultato delle europee. Altri invece
obiettarono che piuttosto che pensare a percorsi straordinari era meglio
utilizzare quelli ordinari. E perciò fu convocata l’Assemblea Costituente
con l’idea che potesse finalmente affrontare e decidere tempestivamente i
temi in agenda. E anche per questo si decise di dedicare finalmente ad essa
due giorni. Era e sarebbe stato quello il nostro Congresso si disse. Se non
è un Congresso un organo di 2858 persone cosa è mai un congresso? Si disse.
Se non è un Congresso un organo eletto da 3.554.000 persone cosa mai è un
congresso? Si aggiunse. Il guaio è che è stato detto con vanto, mentre lo si
sarebbe dovuto dire con vergogna. Quale partito si sentirebbe infatti di
avviare il percorso che noi abbiamo avviato, con l’enfasi che abbiamo dato
alla partecipazione diretta, con la risposta che abbiamo raccolto, con la
domanda che abbiamo alimentato, per interromperlo poi così come noi lo
abbiamo interrotto? Come accettare che questo partito sia proprio il nostro
Partito, il Partito che in nome delle primarie si è presentato agli italiani
come un partito nuovo, il Partito Democratico?

E’ per questo motivo, che da delegato a delegato, prima di arrendermi
definitivamente alla realtà, sento il dovere di chiederti di associarti alla
mia richiesta per una nuova convocazione della Assemblea Costituente, perchè
possa finalmente dibattere, ma ancor più perchè, nel rispetto delle regole
che ci siamo dati con lo Statuto, possa decidere del futuro del partito.

E’ una richiesta guidata solo dalla passione che tu ed io abbiamo per il
partito e per la democrazia in Italia, una richiesta che prescinde dalla
condivisione tra noi di posizioni sui distinti argomenti ora in discussione.

Se convieni sulla sostanza delle mie preoccupazioni e convieni sul senso
della mia proposta ti prego di darmi un riscontro all’indirizzo dal quale ti
scrivo.

Ti ringrazio per l’attenzione e ti saluto con amicizia

Arturo Parisi”





La libertà di una piazza

10 07 2008

Martedi 8 Luglio io ero in piazza Navona a Roma a esprimere il mio profondo dissenso, come cittadino della repubblica, contro quanto questo sta realizzando per la giustizia di questo paese, per l’Italia. Ho aderito senza nessun imbarazzo, e continuo ad essere serenamente convinto delle motivazioni che non sento in contraddizione con il mio essere componente del Partito Democratico. Se devo provare un senso di timidezza lo sento per i toni che una manifestazione, la cui organizzazione è stata segnata dalla libertà di espressione e dal rispetto nei confronti delle istituzioni debba essere travisata, tradotta e piegata all’esigenza politica di chi ha deciso di non partecipare, di non esserci.

La libertà di espressione è una materia che nel tempo che osserviamo svolgersi sotto i nostri occhi diviene progressivamente meno semplice a causa di un falso e presuntuoso moralismo che si è diffuso tra i grandi esponenti della società italiana e che tristemente come una dolorosa malattia investe anche i singoli cittadini.

Ognuno in democrazia si assume la responsabilità delle sue espressioni e questo sta agli individui che noi dobbiamo tutelare permettendo la libera espressione. Il segno di una manifestazione, ritengo, è dato non da cosa viene detto da chi interviene ma dalla linea costruita per poterla organizzare. Questa corsa al facile giudizio, sembra la strategia di un fallimentare arrocco.

Questa nostra libertà perde pezzi.





Sbagliato strada

23 06 2008

Venerdi 21 a Roma è avvenuto un fatto strano: per una serie di errori sono andato nel luogo sbagliato confondendo clamorosamente indirizzo o orario. Mi consola pensare che non ho commesso questo errore da solo ma insieme all’incirca a quasi altre mille persone di cui ben 800 delegati a dimostrazione che non era facile andare nel luogo della convocazione dell’assemblea nazionale del partito democratico.

Gli elementi per capire che non ero nel posto giusto erano in realtà evidenti a partire dalla scarsa presenza di persone in sala. Pensate che cosa incredibile: anche i nostri dirigenti erano finiti in quella specie di labirinto della nuova fiera di roma dove si è consumata una giornata intima. Veltroni ha letto sui fedeli prompter un intervento che somigliava ad una relazione, che situazione di imbarazzo leggere una cosa che non è quella che voleva. E’ evidente che la relazione in cui analizzava la sconfitta e ne prendeva atto annunciando un ritorno allo spirito del 14 ottobre era stata mandata all’assemblea giusta, quella che ci aspettavamo, un peccato perchè avrei voluto sentirla ma come direbbe lui the show must go on.

Ci siamo confusi, abbiamo tutti sbagliato strada e posto, ma non ce ne siamo accorti subito. E’ chiaro che nello sconcerto e nel caldo la facente funzioni di presidente si è, pensate, confusa invertendo alcune caratteristiche dello statuto dell’assemblea nazionale. Mario Lettieri si era alzato raggiungendo il microfono provando a rompere questo clima da prove generali chiedendo una verifica del numero legale previsto dallo statuto ricevendo questa risposta

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“I delegati… ovviamente lo sapremo nel momento in cui dovremo procedere, non in questa votazione per la
quale non è previsto un quorum, bensì alla votazione che riguarda la composizione della direzione nazionale. In quel caso ovviamente la presidenza comunicherà all’assemblea qual’e’ il numero dei registrati anche perchè non tutti si sono registrati. Io e Soro, per esempio, non ci siamo ancora registrati e quindi approfitteremo di questa pausa per farlo”

Lettieri si era evidentemente confuso con l’altra assemblea costituente, quella democratica per intenderci, che si stava celebrando chissa dove.

In ogni caso abbiamo optato per una sospensione dell’incredulità ed abbiamo svolto tutta un assemblea, o assemblea ombra, il problema tornando a casa è che ho realizzato che anche i giornalisti si dovevano essere sbagliati e nella distrazione parlavano di quella della nuova fiera di roma come quella vera.





Assemblea Nazionale del 20-21 giugno

19 06 2008

Io agli ordini del giorno ci sono affezionato ai picnic meno. Per questo motivo vedendo l’ordine del giorno, e badate bene non il programma dei lavori, pubblicato sul sito del Partito Democratico non posso non pensare che quella che si andrà a celebrare domani e dopodomani sarà un luogo svuotato dei suoi poteri e delle sue funzioni. Non è sufficiente per adempiere all’impianto del partito fare velocemente in un luogo spazioso un incontro. Se si decidere si tratta, e visti i poteri dell’assemblea sarebbe il caso, bisognerebbe avere chiari i meccanismi di candidatura agli organi del partito. Si parla, e si è parlato molto della mozione di Rosy Bindi che se magari fosse stata diffusa con qualche giorno di anticipo ci si sarebbe potuto ragionare e dibattere sul merito e sul metodo.

I giornali sono impietosi, fanno bene oggi cosi come avrebbero fatto bene un anno fa quando si parlava di primarie, e riferiscono di manuali cencelli ed equilibri millimetrici. Non è fonte di disagio pensare agli equilibri in termini millimetri? io che faccio fatica a non perdere il baricentro delle mie idee a pensare a questi molock enormi con geometrie euclidee mi sento disorientato.

Cosi domani a sentire questo messale ci vado, poco convinto di assistere a novità. Immagino la proposta del segretario di un complesso sistema di nomi a ricoprire le cariche, quasi unanimità e qualche voto contro (il pudore che brutta bestia).

Anche se un pic nic domani…